La nostra movida

Attenzione e amore per il nostro territorio

Il Ristorante Movida nasce ad alghero nel 2008 da una intuizione di un gruppo di amici, ed è ubicato all’interno di un locale storico risalente a circa metà del 1400. I locali sono parte integrante della cinta muraria sopra l‘antico porticciolo, ben esposti e ridossati dallo scirocco e dal maestrale.
Dalla sua apertura il principale obbiettivo è stato quello di promuovere prodotti del territorio e dell’isola con acquisti della materia prima presso piccoli produttori. La costante ricerca di alcune nicchie legate alla gastronomia algherese e sarda ha contribuito a promuovere elementi tipici altrimenti semisconosciuti.

Il porticciolo si anima con decine di capitani sulle loro piccole grandi navi, i battelli che portano i viaggiatori alle grotte di Nettuno scandiscono i tempi della giornata.

La Notte il centro diventa un unico accogliente luogo dove ristorarsi e fare shopping  tra le gioiellerie che risplendono del Corallo (Corallium Rubrum) viene considerato uno dei più pregiati di tutto il Mediterraneo, e le Boutique di Marras o del Pittore Maggi.

Nel suo nome sinonimo di divertimento, spensieratezza e cultura, il Movida ha voluto reinterpretare in termini culturali ed enogastronomici lo slancio vitale della Madrid liberata che vedeva tra gli altri esponenti personaggi del calibro di Andy Warhol, Joaquìn Sabina, Pedro Almòdovar solo per citarne alcuni.

Non solo ristorazione ma anche presentazione di libri, musica ed eventi. Spesso il Ristorante è frequentato da ospiti di respiro internazionale, pittori, scrittori, musicisti, artisti.

Il felice incontro con il pluripremiato pubblicitario Gavino Sanna ha contribuito a rendere il Movida non solo un luogo di ristoro ma di incontri culturali ed enogastronomici.

2013

Il ristorante ha aderito alla rete dei Ristoranti Coldiretti “Campagna Amica nel Piatto” ricevendo la Bandiera Campagna Amica con prot. 353/CA il 10 Giugno 2014

2014

Il ristorante ha conseguito  la Certificazione di “Ristorante Tipico” della Regione Autonoma della Sardegna.

2015

Il patron viene riconosciuto Cavaliere ad Onorem dalla Confraternita dell’Olivo e dell’Olio dell’Alta Valle del Tevere, dal Presidente  Sergio Bartoccioni.

Il Movida aderisce dal 2015 al Circuito Sardex (Circuito di Credito Commerciale)

2018

Acquisizione il certificato di EBCD ” Electronic Bluefin Tuna Catch Documents” per il commercio legale del Tonno Rosso, e iscrizione Controllo Pesca del Ministero Politiche Agricole e Pesca.

Il proprietario Sardu Daniele ha conseguito nel 2004 il titolo di Sommelier rilasciato dall’AIS.

Una storia che continua

Dallo studio e dalla ricerca nascono i nostri piatti

L’attenzione ai dettagli parte dalla scelta delle acque Sarde rigorosamente in bottiglie di vetro, la scelta del pane con sempre e più tipi di pane dei migliori forni dell’isola.

La carta del Vino Sardo

Rigorosamente ottenuta da una attenta selezione delle cantine sarde eseguite dal patron già Sommelier AIS dal 2004.

La carta dell’Olio Sardo

Scelti per varietà isolane tra le altre Bosana, Tonda di Cagliari, Semidana, Pizz’e carroga, Nera di Oliena

La carta del Miele Sardo di Sardegna

Nelle sue varietà Asfodelo, Millefiori, Castagno, Eucalipto, Lavanda, Acacia, Corbezzolo, Cardo. Sulla, Agrumi.

Mangiar sardo, più che uno slogan sta diventando una prescrizione medica per la qualità indiscussa dei prodotti alimentari sardi,  e per la prima volta nonostante le cautele dell’ OMS si suggerisce apertamente il consumo di vino in quantità moderate.

Il concetto di “blue zones” fu lanciato circa dieci anni fa, da uno studio condotto da Gianni Pes e Michel Poulain, i quali avevano identificato la provincia di Nuoro –Ogliastra- come l’area con la più alta concentrazione di centenari.

Attualmente alla Sardegna si sono aggiunte altre quattro “blue zones” naturali, l’Isola di Ikaria in Grecia, Okinawa in Giappone, la penisola di Nicoya in Costa Rica e il villaggio di Loma Linda nella California meridionale.

E’ vero che, contributo importante per la longevità è la componente genetica, spesso preservata dalle comunità chiuse, ma  National Geographic e lo studioso americano Dan Buettner hanno evidenziato accanto ad essa,   altre non secondarie componenti comuni alle 5 BLUE Zones.